Anagni, gli edifici del Centro Storico.

by / mercoledì, 04 aprile 2018 / Published in Il blog, L'Italia che non ti aspetti, Viaggiando .....

Anagni, gli edifici del Centro Storico.

Come detto in precedenza, il centro Medioevale di Anagni è ancora ricco di edifici e chiese degne di nota. Qui cercherò di descrivere quelli di cui si hanno poche notizie, in qualche modo di quelli definiti minori, i più importanti sono trattati a parte, a dirla tutta non è nemmeno giusto definirli minori, poiché sono anch’essi importati ed espressivi e comunque mostrano una parte molto interessante della città e della sua storia.

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Palazzo Comunale o della Ragione.

Un edificio rilevante importanza è il palazzo comunale, il quale fu costruito tra il 1159 e il 1163 da Jacopo da Iseo, che in quella fase storica era l’ambasciatore della città di Brescia. L’architetto si recò ad Anagni per concordare e sottoscrivere i patti che avrebbero fondato la lega lombarda e quindi chiedere l’alleanza di papa Adriano IV per contrastare la minaccia rappresentata da Federico Barbarossa. Furono gli stessi abitanti di Anagni a chiedere a Jacopo da Iseo di progettare un palazzo atto a ospitare tutte le attività politiche, amministrative e civiche. L’architetto progettò il palazzo della Ragione, benché avesse come modelli i broletti e i palazzi vescovili dell’Italia settentrionale, ai quali comunque s’ispirò, disegnò un edificio, sotto alcuni punti di vista, innovativo. La grande bravura, dell’architetto, fu quella di riuscire a sistemare gli edifici preesistenti senza distruggerli, ma li unificò e incorporò tramite la costruzione di un grande portico, costituito da arcate a tutto sesto molto ampie. È proprio sul grande porticato che Jacopo realizzò l’imponente salone che prese il nome di “Sala della Ragione”, poiché fu sede del tribunale. L’architetto dovette affrontare due problematiche, quella di raccordare due strutture preesistenti mentre l’altra era di mettere in collegamento, la via principale della città con la zona che si stava sviluppando parallelamente all’arteria maggiore, Jacopo trovò un’innovativa e ottimale soluzione. Fu appunto quella di costruire un porticato con otto arcate in pietra e di raccordare i due fronti del palazzo, entrambi rappresentativi. Il palazzo ha subito, nel tempo, continue trasformazioni, poiché fu residenza di papi, cardinali, governatori e dei rappresentanti pubblici delle città che vi abitarono durante il periodo del proprio mandato. Di conseguenza le modifiche che furono apportate all’edificio furono importanti e a volta radicali, furono anche accorpati altri stabili laterali, ciò per la sopraggiunta necessità di ospitare, in maniera consona, gli uffici pubblici. La mastodontica sala ha subito, nel tempo, delle grosse trasformazioni, furono costruiti alcuni tramezzi per ricavare una cappella dedicata San Magno, che presentava notevoli affreschi cinquecenteschi, purtroppo questo locale è andato perduto in ristrutturazioni successive, nell’ottocento furono ricavati altri saloni, la Sala delle lapidi, e la Sala delle quattro Ere, in quest’occasione fu realizzato un ricco controsoffitto ligneo a cassettoni, opera dell’anagnino Giuseppe Bottini. Pur essendo entrambe le facciate significative, l’edificio ha un prospetto principale su cui vi sono bifore e trifore che assegnano il nome ad altra sala, omonima, qui sono collocati alcuni stemmi della città e delle famiglie presenti nella storia del palazzo, i Caetani, gli Orsini e i Della Rovere. Il più antico stemma della città è del XII secolo e raffigura un leone sormontato da un’aquila, mentre in quelli più tardi furono aggiunte le chiavi a ricordo dei papi. Su questo lato vi è il singolare e solenne scalone d’accesso al piano superiore e la quattrocentesca, nonché elegante, Loggia del Banditore, fatta aggiungere sotto il pontificato di Eugenio IV. Gli ultimi restauri sono della seconda metà del 1900, con questi lavori furono ripristinate le strutture medievali, demolendo gli edifici addossati al palazzo, ricostruendo la scala nascosta dalle strutture ottocentesche, inoltre, fu ripristinato il vasto salone della “Sala della Ragione”.

Casa Barnekow.

Si tratta di un esempio delle abitazioni nobiliari presenti nel centro di Anagni e spesso caratterizzate da portici e finestre monofore o bifore, appartenute a nobili e cardinali. Un documento del 1280 attesta che la casa Barnekow era di proprietà di un certo Stefano Thomasi de Cinzio, ma, nel tempo, ha cambiato moltissimi proprietari, in alcuni atti fu citata come Loggia Battistelli, Casa Gigli, Casa Tomasi. Il nome le deriva dal barone Albert von Barnekow, un nobile pittore svedese che ne fece la propria dimora a metà dell’Ottocento, dopo che si convertì al Cattolicesimo e in seguito al matrimonio con una sua modella che era di origini anagnine. L’artista, per celebrare la fede abbracciata, decorò la facciata con affreschi e iscrizioni di argomento religioso scritte in diverse lingue, ma sono di difficile interpretazione, e a volte enigmatiche. L’edificio è a più piani, molto caratteristica è la scala esterna, che porta al primo piano, contornata da due ampie arcate a tutto sesto che poggiano una colonna centrale, sormontata da un capitello decorato con foglie d’acanto e dei pilastrini laterali. Al piano terreno, sotto la scala, vi è l’ingresso, si tratta di una porta moderna a sesto ribassato, mentre sopra le arcate si sviluppa una decorazione ad archetti sostenuti da piccole mensole. Ultimamente appartenne all’artista anagnino Tommaso Gismondi che la usò come area espositiva delle sue opere e ne curò un restauro, anche se parziale.

Arcazzi in zona Piscina.

Si tratta di una testimonianza del periodo Romano di Anagni, che ha destato stupore, curiosità e perplessità a molti studiosi. La funzione di quest’opera non è stata ancora trovata o perlomeno la discussione tra gli studiosi non è certo terminata, alla nostra vista appaiono due semicerchi, in opus quadratum, divisi da un segmento rettilineo, la parte occidentale presenta delle arcate, collegate tra di loro attraverso una pseudo volta molto stretta e costruita con pietre di dimensioni progressivamente maggiori, per far in modo che la distribuzione del peso sia verticale. È forse una costruzione che potrebbe essere interpretata come le sostruzioni di una sorta di diga? Una barriera atta a contenere la spinta del terreno retrostante e che amplia l’area edificabile della zona? In questa località, in età romana, dovevano esserci le terme. Terme che sembra fossero state costruite a proprie spese, nel 65 d.C. circa, da Fabio Valente, che volle rendere omaggio alla sua città e ai suoi concittadini, questa imponente opera fu edificata in sei anni. Il luogo fu scelto per la ricchezza di acque, benché fosse il meno indicato per l’infelice posizione climatica. Fabio Valente fu assassinato dai suoi rivali politici qualche tempo dopo, ma gli abitanti di Anagni, in segno di riconoscenza, posero all’ingresso delle terme una lapide commemorativa, questa è oggi uno degli ultimi resti delle grandiose terme che furono distrutte da un’enorme frana. Gli Arcazzi rivestirono un ruolo fondamentale per la difesa di questo versante e quindi forse erano una fortificazione? E cosa impedisce alle due funzioni di coesistere? Certamente l’intera opera è databile tra la fine del III a.C. secolo e gli inizi del II secolo a.C., vi è un’unica decorazione visibile e si tratta di un fallo. Ciò era spesso usato dai Romani come un simbolo, quasi un amuleto, per scacciare un male, o un assedio, o la distruzione di un’opera o di un monumento. Mentre tra il II secolo a.C. e il I secolo a.C. furono costruiti altri muraglioni all’interno della cinta, formando, in questo modo, nuovi terrazzamenti e si andò a pareggiare il dislivello tra l’acropoli e il resto della città.

Chiesa di Santa Chiara.

Le Clarisse risiedevano il monastero di San Pietro in Vineis, appena fuori le mura cittadine, quando, però, gli Spagnoli, provocarono diversi danni al convento papa Paolo IV decise il trasferimento delle monache all’interno delle mura. Si scelsero alcune proprietà della parrocchia di San Pancrazio, strutture che, nel 1574, furono ampliate in seguito a varie donazioni e lasciti testamentari. Nel 1731 fu dato mandato all’architetto portoghese Manuel Rodriguezdos Santos, di progettare e realizzare una nuova chiesa, da annettere convento, i lavori terminarono nel 1745, ma fu consacrata solo nove anni dopo, nel 1754. La chiesa è un caratteristico esempio di architettura barocca, presenta una pianta ellittica con quattro aperture in corrispondenza degli assi, agli estremi di quello minore ci sono due cappelle, mentre su quello maggiore, difronte all’ingresso, è posto l’altare principale. All’interno della chiesa si possono ammirare decorazioni dorate, stucchi barocchi e lesene, un’originale volta ogivale, su cui sono raffigurati una colomba, simbolo dello Spirito Santo, posta al centro di una gloria di angeli e putti, ricopre tutta la struttura. Caratteristica delle due cappelle, che sono dedicate, una a Sant’Antonio da Padova e a San Luigi Gonzaga, mentre l’altra alla Sacra Famiglia, è che, ognuna, presenta tre altari, sull’altare maggiore sono raffigurare Santa Chiara e Maria. Non va dimenticato che le Clarisse erano suore di clausura, pertanto il locale da cui assistevano alle celebrazioni era separato dal resto della chiesa da fitte sbarre di ferro, vi è un secondo locale, chiamato la “Cappella della Madonna della Vittoria”, che era destinato alla vestizione delle nuove monache. Una curiosità, anni orsono, precisamente nel 1999, fu inaugurato l’Eremo di Santa Chiara il quale è formato da una cappella con un tabernacolo e una piccola grotta in cui si entra per pregare in ginocchio, questi locali sono a disposizione dei visitatori per la preghiera e la meditazione.

Chiesa di San Pietro in Vineis.

Questa chiesa è una perla del XII secolo d’impianto romanico, presenta una facciata del tutto originale, salendo una ripida scala si giunge a un porticato che salvaguarda l’ingresso, ma quello che colpisce è la semplicità del suo interno. L’interno della chiesa è a tre navate e presenta un meraviglioso, più volte analizzato dagli studiosi, pavimento cosmatesco, inoltre è possibile ammirare un preziosissimo ciclo di affreschi del XIII secolo. In origine la chiesa era solo una parte della struttura conventuale affidata all’ordine delle Clarisse. L’edificio sorge appena fuori le mura urbane di Anagni, il suo nome ricorda i vigneti che erano nella zona, però tutto il complesso cadde in rovina finché nel 1926 si decise di porre, su quell’area, un convitto destinato agli orfani degli impiegati, il “Convitto Principe di Piemonte”, il progetto fu realizzato dall’architetto Alberto Calza Bini. In alcuni ambienti, però, sono stati conservati e restaurati una serie di affreschi del XIII, XIV e XV secolo, il più importante, a detta degli esperti, di questi cicli pittorici è quello che decora il cosiddetto Matroneo delle Monache. Si tratta di un ambiente posto sopra la navata sinistra della chiesa, con la quale comunica solo attraverso alcune piccole feritoie, le suore, in questo modo, potevano assistere alle cerimonie senza essere viste, così come imponeva il loro ordine religioso. Questo ciclo pittorico è di artista ignoto, alcuni l’hanno attribuito al cosiddetto Terzo Maestro di Anagni, uno dei pittori che stavano realizzando le meravigliose pitture della cripta della cattedrale. La serie di affreschi sono sovrapposti a pitture precedenti che raffigurano arcate stilizzate le quali girano tutto intorno all’ambiente e che terminano, nella parte alta, con un fregio e in quella bassa, con un impalpabile velarium decorato con piccole figure geometriche. Il ciclo è composto di tredici affreschi, che si estendono per una lunghezza di 12 metri e inizia dalla parete di fondo con l’Ingresso a Gerusalemme di Gesù, seguito poi dall’Ultima Cena, dalla Lavanda dei Piedi, dalla Cattura, dalla Flagellazione, da Cristo davanti a Pilato, dalla Deposizione nella Tomba, dalla Discesa al Limbo, dal Noli Me Tangere, dalla Missione degli Apostoli, dal Giudizio, dove appaiono, oranti in ginocchio, la badessa del monastero e il vescovo, probabilmente i committenti dell’opera. Di particolare interesse è il Giudizio dove Cristo è raffigurato nell’atto di giudicare i meritevoli del paradiso, il quale siede sul trono e mostra le piaghe delle mani, del costato e dei piedi, ai suoi lati, all’interno di due cerchi, compaiono gli intercessori, ossia Maria e Giovanni Battista, alle estremità del quadro due angeli suonano la tromba per dare il segnale della resurrezione dei morti. In basso, alla destra di Gesù, sono raffigurati i beati che emergono dal sepolcro mentre, sul fronte opposto sono raffigurati i dannati, demoralizzati e avviliti, che si agitano tra le fiamme dell’inferno. Il ciclo continua con due episodi che non hanno continuità con quelli precedenti, la Stimmatizzazione di San Francesco, che però non riceve le stigmate mentre è in solitudine, ma appare accanto a Santa Chiara, la serie termina col gruppo di Sant’Aurelia, San Benedetto e Santa Scolastica, forse a ricordo del fatto che il monastero potrebbe essere appartenuto a una comunità di benedettine, prima di adottare la regola Francescana come le Clarisse. Nel 1256 la chiesa di San Pietro in Vineis fu, per volontà di papa Alessandro IV, donata alle Clarisse.

Anagni la città dei Papi

La Cattedrale. 

La Cripta di San Magno.

Il Museo, il Tesoro, l’Oratorio di Thomas Becket, il Lapidario.    

 

Il palazzo di Bonifacio VIII.

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Dopo aver visitato Anagni possiamo recarci a quella che fu l’ultima dimora di Celestino V

Fumone, il borgo e il Castello.

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